Omelie di Mons. Antonio Donghi

5 marzo 2011

VIII DOMENICA T.O. – Anno A – 27 febbraio 2011

Filed under: b. Febbraio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 11:38

Letture: Is 49,14-15 1 Cor 4,1-5 Mt 6,24-34

OMELIA

La grandezza e la vita del discepolo si costruiscono nella profonda consapevolezza che l’uomo è essenzialmente nell’amore di Dio. Anzi, l’uomo è l’incarnazione di Dio che ama.

E’ quello che ci insegnava Gesù domenica scorsa concludendo la prima parte del discorso della montagna cogliendo come la gioia dell’uomo è amare, usando la bella e sintetica espressione di San Bernardo “amo perché amo” …In questo è racchiuso tutto il senso del significato della vita.

Quando l’uomo pone questa verità, questa esperienza come criterio del suo istante, sa che non sarà mai deluso perché la grandezza dell’amore è la fedeltà inesauribile ad li là di ogni situazione o condizione storica. Ecco allora che Gesù, questa mattina, dopo averci insegnato che la nostra esistenza è tutta nell’essere da lui amati, ci dice che dobbiamo recuperare la bellezza della Provvidenza.

La Provvidenza è il gusto dell’essere amati da Dio e quando l’uomo ritrova sé stesso in questa esperienza, la Provvidenza, è niente altro che il linguaggio di chi si lascia amare in modo incondizionato.

L’uomo contemporaneo sta perdendo questo valore perché non si lascia più amare, non avverte più la creatività di Dio che lo fa esistere istante per istante… infatti una delle grandi tentazioni dell’uomo per non vivere in questa sicurezza della Provvidenza è pensare troppo a sé stesso. Se guardiamo attentamente il brano evangelico ascoltato, ci preoccupiamo delle modalità della nostra vita e ci dimentichiamo il “gusto” della vita perché le modalità dipendono da noi e, in ciò che dipende da noi, noi naufraghiamo..soprattutto nella cultura di oggi che pare, in modo immediato, non avere futuro..

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23 febbraio 2011

VII DOMENICA T.O. – Anno A – 20 febbraio 2011

Filed under: b. Febbraio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 08:46

Letture: Lv 19,1-2.17-18 1 Cor 3,16-23 Mt 5,38-48

OMELIA

Gesù, questa mattina, concludendo la prima parte del discorso della montagna ci introduce nella profondità del mistero della sua vita con l’intenso desiderio di collocarci in questa esperienza in modo da godere la vera libertà del cuore. Anzi, potremmo dire che tutte le parole che Gesù questa mattina ci ha voluto regalare hanno un unico intendimento: assumere la mentalità interiore di Gesù: “Siate santi perché io, il Signore Dio vostro, sono santo”,  “Tutto è vostro, voi siete di Cristo perché il Cristo è di Dio”,  “Siate perfetti come il Padre vostro che è nei cieli”: tutte espressioni che ci stimolano ad entrare nella vita stessa di Dio come senso della nostra esistenza.

Quando noi accediamo alla vita interiore di Dio scopriamo una parola che umanamente è incomprensibile, ma diventa il criterio della propria esistenza: Dio ci introduce nella consapevolezza che “siamo Amore”. Il linguaggio paradossale di cui il Vangelo ci ha parlato acquista tutta la sua significatività quando noi abbiamo il coraggio di entrare in questa vita divina, che è l’Amore, e qui scopriamo che è inconcepibile per l’intelligenza dell’uomo capire cosa voglia dire amare.

L’uomo sperimenta questa realtà, ma non la può capire.. perché le cose più grandi della vita non si capiscono; le cose più grandi della vita si percepiscono. Come l’uomo non riuscirà mai a comprendere cosa voglia dire vivere, se non vivendo, così l’uomo non potrà mai intravvedere cosa voglia dire amare, se non amando, perché amare è il potere stesso del vivere, è la verità della vita.

L’uomo che non ama non vive, l’uomo che vive sa perfettamente la grandezza della potenza dell’amore. Ecco perché Gesù, questa mattina, concludendo la prima parte del discorso della montagna ci dice di vivere quell’amore divino che nell’uomo ci è regalato e che ritraduce la meravigliosa esistenza del suo rapporto con il Padre.

L’uomo che gode di amare sa cantare la vita.

Ecco perché l’uomo nel profondo del suo essere è intensamente assetato di amore, perché è la condizione per poter vivere. Partendo da questa verità, che dobbiamo continuamente tenere presente, dobbiamo intravvedere che la nostra esistenza è una esperienza amata da Dio. L’uomo da sempre è amato da Dio.

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17 febbraio 2011

VI DOMENICA T.O. – Anno A – 13 febbraio 2011

Filed under: b. Febbraio 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 21:51

Letture: Sir 15,16-21 1   Cor 2,6-10   Mt 5,17-37

OMELIA

Gesù nel discorso della montagna ci insegna ad approfondire quella sapienza che caratterizza chiunque abbia accolto il suo insegnamento come valore portante della vita.

Vivendo in lui, luce del mondo e sale della terra, noi oggi veniamo pungolati attraverso l’insieme di principi morali che il Vangelo ci ha offerto, ad approfondire questa sapienza, che è la capacità di amare e di leggere la storia con l’occhio e con il cuore di Cristo.

Gesù per farci entrare in questa sapienza attraverso l’illuminazione del nostro spirito si pone davanti a noi in un duplice atteggiamento: nell’atteggiamento di colui che è il compimento della rivelazione di Dio e nell’atteggiamento di colui che radicalmente vuol cambiare la mentalità comune dell’uomo.

Innanzitutto Gesù si pone dinnanzi a noi come il compimento della Rivelazione: Gesù infatti ci ha detto: “Non sono venuto ad abolire la legge, ma a dare ad essa compimento” perché, quella Legge, è niente altro che la pedagogia di Dio per condurre l’uomo alla conoscenza di Gesù.

Infatti, la storia dell’umanità, la storia di Israele sono un cammino continuo che Dio ha collocato nel cuore dell’uomo perché questo, progressivamente, crescesse nel desiderio della pienezza.

Ecco perché Gesù ha detto: “Io vi dico..”: Gesù è al centro del cammino dell’uomo perché l’uomo possa ritrovare pienamente sé stesso.

E’ una verità che Gesù ci offre continuamente: ritrovare questa centralità.

Lui è il compimento, in lui si manifesta il mistero nascosto da secoli in Dio, in lui la creatura ritrova il gusto della vita.

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14 febbraio 2011

V DOMENICA T.O. – Anno A – 06 febbraio 2011

Filed under: b. Febbraio 2011 — papolino25 @ 11:27

Lettura:  Is 58,7-10 1   Cor 2,1-5   Mt 5,13-16

OMELIA

La gioia di seguire il Signore ci conduce ad acquisire quotidianamente un nuovo stile di vita: il discepolo costruisce la sua esistenza assumendo la sensibilità e la sapienza di Cristo Gesù.

Questa mattina Gesù – alla luce di  quello che ci donato anche l’apostolo Paolo – ci permette di approfondire cosa significa essere suoi discepoli e costruire l’esistenza nella sua sapienza.

Sono le due immagini del sale della terra e della luce del mondo, due immagini che ci aiutano ad entrare nella consapevolezza di cosa significhi assumere la sapienza del Cristo.

Il primo elemento che nello Spirito Santo vogliamo approfondire è il senso di quell’essere “sale della terra”.

L’apostolo Paolo attraverso il suo entusiasmo ci ha detto che egli conosce solo Cristo, e questo  crocifisso.

Questa sapienza che lo qualifica non nasce dalle logiche degli uomini, ma da una potenza divina che opera in noi. Come il sale è un elemento operativo quando si scioglie e diventa sostanzialmente invisibile, così la sapienza che deve animare la nostra vita, la sapienza del crocifisso, è qualcosa di invisibile che penetra nelle nostre persone e ci dà una meravigliosa mentalità.

L’uomo non vale per il visibile, ma l’uomo vale per l’invisibile, per quel criterio interiore su cui elabora continuamente la sua esistenza. Paolo ha potuto affermare d’essere affascinato da questo crocifisso perché, tale mistero, lo ha penetrato nel più profondo della sua personalità, per cui, l’uomo non è ciò che appare; l’uomo sostanzialmente è questa vitalità interiore che è l’attività di Dio dentro di lui.

Qui scopriamo una verità che tante volte ci sfugge a causa della nostra permanente condizione di distrazione e di affanno: la nostra esistenza è abitata dal Maestro interiore; il cuore dell’uomo, passi l’immagine, è un monastero abitato dalle tre Persone divine.

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