Omelie di Mons. Antonio Donghi

3 ottobre 2011

XXVI DOMENICA TO – ANNO A – 25 settembre 2011

Filed under: i. Settembre 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 20:49
Ez 18,25-28 Fil 2,1-11  Mt 21,28-32
OMELIA

Il cristiano nel cammino della sua vita ama la comunione con il Padre come senso qualificante la sua storia.

Tutta la sua vita (dicevamo domenica scorsa) è orientata ad entrare nella comunione divina.

Questo comporta che assumiamo in modo continuo la sensibilità e l’interiorità di Gesù. L’ha detto molto bene l’Apostolo Paolo: “Abbiate voi gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù”.

Contemplando questa esperienza di Cristo cerchiamo di comprendere il senso della Parola che Gesù ci comunica sia attraverso la testimonianza di Matteo che del profeta Ezechiele poiché il cristiano, contemplando Cristo, deve prendere coscienza del senso vero della sua esperienza nel tempo.

La sua vita deve essere sempre l’incontro tra due “sì”.

Se guardiamo attentamente la storia dell’uomo, quando questi vuol veramente essere autentico, sa che la sua esistenza è un meraviglioso dialogo con Dio. La grandezza dell’evento cristiano è che Dio parla all’uomo e l’uomo risponde a Dio; in questo dialogo l’uomo realizza se stesso: Dio parla, l’uomo obbedisce.

È il mistero stesso di Cristo che, nella sua esistenza, è stato continuamente un sì al Padre. Volendo definire l’esistenza del discepolo fino in fondo, egli è un “eccomi” continuo nelle mani di Dio.

In questo l’uomo entra nella vera imitazione di Cristo….

Entrando nella parabola sullo sfondo del testo di Ezechiele ci accorgiamo che la vita dell’uomo non è un continuo sì e, davanti a noi, si prospettano le due immagini: l’immagine del figlio che ha detto sì (e poi non è andato) e l’immagine dell’uomo che non sa vivere (e quindi leggere la propria storia come oggi Dio che viene).

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XXV DOMENICA T.O. – ANNO A – 18 settembre 2011

Filed under: i. Settembre 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 20:43
Letture : Is 55,6-9 Fil 1,20-24.27  Mt 20,1-16
OMELIA

In queste domeniche Gesù ci ha innamorati della sua presenza.

L’espressione di questo nostro essere “innamorati” di Gesù ce lo ha spiegato molto bene l’Apostolo Paolo con quella affermazione “per me vivere è Cristo e il morire un guadagno”. La presenza del Signore in mezzo a noi è il criterio su cui costruire la nostra vita.

Per entrare nella bellezza del senso della vita, la parola di Gesù di questa mattina, la potremmo definire la descrizione simbolica della vita di ogni uomo. Il criterio su cui Gesù costruisce la parabola è quella “moneta” che dà a tutti quelli che egli invita ad andare a lavorare nella vigna e, si meraviglia, che quelli della prima ora siano scontenti.

Quella moneta che il padrone della vigna, cioè Cristo Gesù, dà a quelli che nelle diverse ore si sono succeduti è una cosa sola: la comunione gloriosa con il Padre. Gesù è entrato nella storia per chiamare tutti gli uomini a quest’unica esperienza: godere il volto del Padre.

L’uomo davanti a questa grande verità non aggiunge altro perché quando l’uomo, che è finito, si inoltra nell’Infinito ha perso qualunque categoria di quantità poiché la sua esistenza ormai è nel Tutto.

Chi veramente è affascinato da Cristo, il padrone della vigna, riceve la moneta: essere eternamente nel Padre.

Quando l’uomo entra in questo respiro, in quel momento, la sua esistenza è un’esistenza veramente realizzata. Proviamo a chiederci qual è il valore simbolico della parabola di questa mattina e due sono le possibili sfaccettature che emergono come lettura e interpretazione della vita. Cosa vuol dire vivere se non essere chiamati alla comunione con Dio?

Spesso ci poniamo la domanda che in certe situazioni diventa anche difficile: cosa vuol dire vivere? Gesù ci dice che vivere è “godere questa moneta”: l’uomo nasce per contemplare Dio.

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26 settembre 2011

XXIV DOMENICA T.O. – ANNO A – 11 settembre 2011

Filed under: i. Settembre 2011, Omelie anno 2011 — papolino25 @ 20:59
Letture: Sir 27,33-28,9 Rm 14,7-9  Mt 18,21-35
OMELIA

Domenica scorsa Gesù ci invitava ad essere sacramento del perdono di Dio per ritrovare la gioia della divina Presenza attraverso il mutuo, continuo ed inesauribile perdono.

Gesù oggi ci aiuta a fare un passo più avanti.

Davanti alla parola “perdono”,  in noi nascono non poche difficoltà perché avvertiamo tutta la povertà all’interno della nostra esistenza.

Infatti, quando noi sentiamo parlare di perdono, abbiamo in noi delle immediate reazioni; eppure la bellezza della comunità cristiana si fonde su questa nube di misericordia che fa nuova la nostra esistenza. Anche noi questa mattina vogliamo porre – come ha fatto Pietro – a Gesù la domanda: quante volte devo perdonare a mio fratello?

Una domanda che nasce spontanea nel cuore dell’uomo… il cuore è facilmente attanagliato dal criterio della produttività e Gesù sa esattamente che l’uomo non sa veramente perdonare, perché l’uomo nella sua componente di peccato ha sempre delle grosse riserve ad entrare in questo orizzonte.

Gesù risolve il problema alla radice conducendo ognuno di noi ad una riflessione: la nostra vita, ci dice Gesù, è “una vita essenzialmente perdonata”.

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17 settembre 2011

XXIII DOMENICA T.O. – ANNO A – 04 settembre 2011

Filed under: i. Settembre 2011 — papolino25 @ 19:46
Letture : Ez 33,1.7-9 Rm 13,8-10  Mt 18,15-20
OMELIA

Il Signore in queste domeniche ha fatto lievitare in noi la convinzione che la bellezza della fede è vivere in lui, lasciar vivere lui in noi in un’attrazione continua che rende nuova la nostra esistenza.

La caratteristica di questa presenza del Signore diventa particolarmente viva nell’affermazione che Gesù, questa mattina, ci ha offerto: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro”.

La gioia della fede è contemplare nell’esperienza della vita comunitaria l’Emmanuele, Dio con noi.

Di fronte a questo orizzonte dovremmo cercare di chiederci come nella vita quotidiana possiamo fare l’esperienza del Dio con noi, per cui nel cammino dell’esistenza lui è così “con noi” che non possiamo più vivere senza la sua Presenza e, tutto il brano evangelico, ci dice la modalità: essere la gioia d’essere reciproco perdono, scambiarci sacramentalmente il perdono.

Infatti se teniamo presente l’affermazione di Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro” scopriamo che la bellezza del gusto della divina Presenza è in quella parola “riuniti nel mio nome”.

Questa espressione ci rimanda ad una affermazione che troviamo all’inizio del Vangelo di Matteo quando l’angelo rivolgendosi a Giuseppe dice quale sarà il nome del bambino che nascerà, si chiamerà Gesù: egli salverà il suo popolo dai suoi peccati.

Quindi l’espressione di Gesù: “Dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì io sono in mezzo a loro” vuol dire là dove due o tre si scambiano il perdono Io sono in mezzo a loro. Potremmo addirittura affermare che tutto il brano evangelico sia la sottolineatura di un aspetto che spesse volte noi non mettiamo a tema nella nostra vita, ma che se scoprissimo ci darebbe tanta esultanza.

Spesso siamo convinti che quando commettiamo un peccato ci accostiamo al perdono attraverso il sacramento della penitenza, ma se questo principio lo tenessimo in modo assoluto, sarebbe in contraddizione con il brano di questa mattina. Infatti l’affermazione udita dal Vangelo: “Tutto quello che legherete sulla terra sarà legato anche in cielo e, tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto anche in cielo” è un’affermazione rivolta ad ogni cristiano.

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