Omelie di Mons. Antonio Donghi

17 ottobre 2015

XXV DOMENICA T.O. – ANNO B – 20 Settembre 2015

Filed under: i. Settembre 2015, Omelie anno 2015 — papolino25 @ 11:41

Letture: Sap 2,12.17-20 Giac 3,16-4,3 Mc 9,30-37

OMELIA

B25-wDi fronte alle difficoltà della vita Gesù ci ha insegnato domenica che lo dobbiamo seguire rivivendo il suo mistero di morte e di risurrezione come il criterio che ci regala la libertà dello spirito. Di fronte a tale affermazione ci chiediamo quale sia l’anima che ha portato Gesù ha donare la sua vita così come il secondo annuncio della passione ci ha comunicato questa mattina. La risposta ce l’ha data il Maestro stesso quando ha dialogato con i suoi discepoli: il mistero della sua morte e resurrezione si coniuga con l’esperienza del servire.

Gesù ha donato la sua vita e di riflesso l’ha riavuta perché ha costruito la sua esistenza come un servire. Infatti cosa vuol dire la parola servire? Spesse volte, quando ascoltiamo questo termine, abbiamo l’idea del “darci da fare” e l’uomo che si dà troppo da fare riceve quel rimprovero che Gesù ha rivolto a Marta: “Marta, Marta tu ti agiti per tante cose.. Maria ha scelto la parte migliore che non le sarà tolta”. Il servizio evangelico non è “fare”, ma il servizio è incarnarsi, la vita di Gesù è stata tutta un servizio fino all’oblazione in croce perché ha usato la categoria dell’incarnarsi, del venire ad abitare in mezzo a noi.

Il vero servizio è spalancare la propria esistenza all’altro, cercando di cogliere quello che è il bene autentico dell’altro. Il servizio è lo stile di vita di Gesù che ha amato talmente l’uomo da diventare uomo assumendo tutte le dinamiche e le caratteristiche dell’umanità. Quando l’uomo si pone in stato di servizio spalanca la propria persona all’altro cercando di comprenderne il mistero e, di riflesso, di regalargli l’autenticità della vita.

Chi non sa ascoltare non sa mai servire perché il vero servizio è dell’uomo che senza pre-comprensioni dice all’altro:  abita nella mia vita, vieni ad alloggiare nella mia storia, semina nel mio cuore la tua esistenza! La verità del servizio è un cuore che lascia dimorare nella propria esistenza il fratello. A livello di metodo colui che si pone in stato di servizio non sa mai quale sia il vero bene dell’altro.

Chi si pone in stato di servizio ascolta e si pone questa domanda: qual è il disegno di Dio su questa persona? La bellezza del servizio è adorare il fratello poiché nel momento in cui ci poniamo in questo atteggiamento è il fratello che venendo ad abitare dentro di noi ci rivela il suo mistero e noi lo possiamo effettivamente servire, possiamo venirgli incontro in modo autentico.

Dove non c’è reciprocità nell’ascolto amoroso, non c’è servizio; dove non c’è silenzio di fronte alla realtà non c’è servizio, dove non c’è la gioia di dare ospitalità all’altro non c’è servizio.

Guardiamo Gesù, nostro maestro. Gesù incarnandosi ha dato spazio all’uomo, è diventato uomo, ha collocato l’uomo nel suo cuore, ne ha visto il tormento di non essere secondo il progetto del Padre e gli ha regalato la vita divina sull’albero della croce. La croce è la conseguenza dell’incarnazione.

Tutta la vita di Gesù è stata uno spalancare la propria persona al dramma dell’altro e avendo assunto nella sua esistenza i drammi degli uomini per loro ha donato la vita sulla croce. La croce è la conseguenza logica di chi ama l’altro perché, quando si ama intensamente l’altro e l’altro diviene il signore della nostra vita, gli regaliamo la vita.

Non si può spalancare l’esistenza se non regalando esistenza.

Qualche volta ci poniamo la domanda: perché Gesù è andato in croce?

Se guardiamo attentamente il dramma dell’orto degli ulivi, scopriamo una verità molto importante: Gesù, come perfetto uomo, amava la libertà degli uomini e avendo amato la libertà degli uomini si è lasciato inchiodare dalla libertà degli uomini ed è risorto! Chi ama la libertà dell’altro muore risorgendo. È vero servizio! La bellezza del servizio è il gusto di non appartenerci, ma di accogliere l’altro come un regalo, un regalo che noi non conosciamo, un regalo che è l’imprevedibilità di Dio, un regalo che è la maturazione interiore di noi stessi.

Il servizio è una apertura del cuore all’infinito!

Gesù nel testo evangelico ha portato  un esempio: chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome accoglie me perché noi accogliamo le persone cominciando dai piccoli come Gesù ha accolto e accoglie noi continuamente.

Quando guardiamo la faccia di Gesù, il suo volto, e ci lasciamo innamorare da lui, ci accorgiamo che tutta la nostra vita lui l’ha fatta alloggiare nel suo cuore; la bellezza della nostra esistenza è di essere ascoltata da Gesù. Tante volte ci poniamo la domanda perché il Signore non ci ascolti e pensiamo che egli non ci abbia accolti. Nel momento in cui nasciamo, lui ci sta accogliendo, noi siamo nel suo cuore, così come siamo. Ben sappiamo nella fede che egli fa il nostro bene, quello che il Padre, dall’eternità ha pensato per ciascuno di noi.

Servire è dire all’altro: il mistero di Dio che è in te è il senso e la dinamica della mia vita, perché il cristiano davanti al fratello si pone in stato di adorazione, di stupore, di attenzione, e si pone con il cuore la domanda : qual è il mistero che Dio sta operando in questo fratello?

Se entrassimo in questo orientamento, lo ha detto molto bene Giacomo, acquisiremmo la vera sapienza, quella che viene dall’alto che è lo spirito delle beatitudini, dove le beatitudini sono Gesù che è diventato povero, afflitto, misericordioso e via dicendo.. La bellezza della sapienza evangelica è incarnarsi nella storia spalancando il cuore a chi la provvidenza ci fa incontrare.

Allora nasce la vera sapienza, quella che nasce dall’alto, dal mistero dell’incarnazione, e non possiamo dare ospitalità al fratello senza regalargli in purezza di cuore tutta la nostra persona. Il mistero della croce è la risposta dell’amore di Dio all’uomo che in Gesù ha trovato la sua stabile dimora.

Questa mattina ci troviamo nell’eucaristia dove il Signore dà ospitalità a ciascuno di noi. Entrando in chiesa Gesù ha detto: dammi la tua vita, dammi la tua personalità, dammi la tua gioia, il tuo dramma e io ti regalerò la speranza che viene dal Padre.

Lo stare con Gesù è imparare a servire come Gesù ha accolto ogni uomo e in ogni uomo ha creato la bellezza del disegno divino.

Questa sia l’eucaristia che vogliamo celebrare, il resto non ci interessa.

Chi si incarna ama già le conseguenze, l’importante è incarnarci, non guardare le conseguenze perché chi guarda le conseguenze non si incarna mai. Abbiamo un cuore aperto fin dal mattino e quando il cuore pulsa di un amore che accoglie e condivide, tutto è speranza anche attraverso una croce gloriosa. Ecco l’eucaristia!

Entrando in questa visione non temiamo di avere sempre il cuore aperto; chi vuole servire fin dal mattino dice ad ogni fratello: il tuo alloggio è nella mia vita e allora, il servizio, è normale, è fare il bene dell’altro in un silenzio adorante che ha come scopo che il Padre realizzi in te il suo progetto e il suo volere. È la speranza che Gesù ci può regalare oggi, non lasciamoci dominare dalle conseguenze: una croce gloriosa, ma partiamo dall’inizio, dall’incarnazione, e chi è capace d’incarnarsi anche nella croce sarà sempre glorioso, trasfigurato e luminoso.

In questo fiorirà una autentica e feconda comunione fraterna in Cristo Gesù.

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