Omelie di Mons. Antonio Donghi

7 luglio 2014

SANTISSIMO CORPO E SANGUE DI CRISTO (ANNO A) – 22 Giugno 2014

Filed under: f. Giugno 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:11

Letture: Dt 8,2-3.14-161Cor 10,16-17Gv 6,51-58

OMELIA

corpus_4Il cristiano è la vita del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Il cristiano nella contemplazione del mistero trinitario si ritrova creatura abitata dalle tre persone divine: il cristiano non è mai una creatura sola.

Questo meraviglioso progetto che anima la vita di ogni cristiano ci pone un interrogativo: come può il cristiano costruire la sua esistenza come dialogo continuo con il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo?

La festa di oggi, attraverso la Scrittura che abbiamo ascoltato, ci dà una meravigliosa risposta. Abbiamo notato come nei testi scritturistici ritorna l’idea del “mangiare e del bere” per cui è bello riuscire a coglierne il significato perché nel cammino della nostra vita possiamo essere profondamente convinti e  consapevoli che questa vita trinitaria è veramente dentro di noi.

Se per un momento entriamo nei progetti di Dio nei confronti dell’uomo ci accorgiamo che fin dall’eternità, quando il Padre ha concepito l’umanità nel mistero di Gesù Cristo, ha concepito questo mistero attraverso l’esperienza del mangiare e del bere. Dall’eternità il Padre ci ha pensati nel mistero eucaristico perché il mistero eucaristico è la quotidiana realizzazione dell’uomo che ha la possibilità di essere realmente trasfigurato.

Come,  il Signore  Padre-Figlio-e Spirito Santo, può entrare nell’uomo?

Le bellezze della vita non sono accanto alla vita, ma sono nella vita. Ognuno di noi è un capolavoro di Dio in sè stesso.

Ma come Dio, Padre-Figlio-Spirito Santo possono entrare in noi e darci il gusto di questa trasfigurazione? Il Padre ci ha pensato dall’eternità nel mistero eucaristico che non è un rito devozionale, un rito della tradizione, un rito che ci dà la grazia, ma è il rito attraverso il quale abbiamo il gusto della nostra umanità. Celebrare l’eucarestia è il compimento del progetto creativo sull’uomo.

Cerchiamo di intuire il senso di questo binomio: “mangiare-bere” – “bere-mangiare”.

Se guardiamo attentamente la struttura dell’uomo, mangiare e bere è la totalità del nutrimento: l’uomo vive di cibo solido e di bevanda liquida. Gesù nel gesto del mangiare e del bere ci ha detto che lui, tutto come persona, entra nel tutto dell’uomo. La bellezza del mistero eucaristico è il Signore che diventa pane, diventa vino per entrare in noi.

Come l’uomo entra in un profondo mistero di comunione?

Quando mangia e beve con le persone a cui è legato.

Mangiare e bere è trasportare la propria persona nella persona dell’altro. È il mistero all’interno dell’uomo.

Qualche volta diciamo che mangiamo e beviamo perché abbiamo fame e sete: anche gli animali fanno questo! La caratteristica del mangiare e del bere è vivere una relazione attraverso la quale il segno del mangiare è l’espressione dell’uomo nella realtà dell’altro.

Se guardiamo il linguaggio che usiamo a livello affettivo facilmente sentiamo quest’espressione: “Come ti vorrei mangiare!” e questo lo cogliamo sulla bocca delle mamme che davanti ai loro bambini dicono: “come ti vorrei mangiare!”.

Perché, il mangiare, è l’espressione di un’intensa relazionalità. Quando ci si ama si mangia insieme dove non è importante quello che è offerto sulla tavola, ma la relazione che si stabilisce nell’atto del mangiare. Ecco perché Gesù questa mattina ci dice: vi ho lasciato la mia persona attraverso il mistero eucaristico, perché io possa entrare in voi. È la volontà di Gesù che attraverso quel pane e quel vino vuol penetrare nelle nostre persone vivinizzandoci in modo inesauribile, facendoci scoprire il gusto della nostra umanità. Questo è un mistero che abbiamo ascoltato nel discorso di Gesù nel Vangelo “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io e lui” perché l’eucarestia è di chi non può vivere senza Signore, non può vivere senza lasciarsi trasfigurare dal Signore. È mangiare con la bocca ciò che si mangia continuamente con gli occhi innamorati. Non è più un rito, una devozione, una tradizione, ma la gioia di mangiare con il principio della nostra vita: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui”. Mangiare insieme con Gesù perché Gesù sia in ognuno di noi.

È il grande mistero che dovremmo riuscire a cogliere attraverso dei passaggi di fede che sono così semplici che ci sembra quasi impossibile….. Gesù è semplice, non è complicato, non è l’uomo che segue il mondo mass-mediatico; Gesù utilizza le cose più semplici di questo mondo! Il mistero del Padre era che l’uomo diventasse la gloria di Dio e allora “per noi uomini e per la nostra salvezza è venuto in mezzo a noi”. Non è solo venuto per noi, ma ha donato la sua vita per ciascuno di noi e l’ha donata su quella croce che è sempre presente nell’eucaristia perché potesse mangiare con noi e, mangiando con noi, entrasse in noi. Ecco perché siamo già risorti!

In quel “risorgere nell’ultimo giorno” non è la fine della vita! Nel momento in cui ci accosteremo all’eucarestia, in quel momento, staremo risorgendo e avvertiremo dentro di noi una tale vitalità per cui interiormente ritroviamo il gusto della vita, ritroviamo il gusto del mistero che il Padre dall’eternità ha pensato per ciascuno di noi.

Gesù attraverso “mangiare e bere” penetra in noi, trasfigura la nostra vita e noi siamo abitati dalla Trinità. Noi non andiamo a fare la comunione, andiamo a cantare la gioia d’essere in comunione.

Quando l’uomo è in comunione vede la sua vita trasfigurata e il mangiare e bere è la reciprocità meravigliosa che qualifica le creature nel cammino del tempo e dello spazio. La festa di oggi risolve tanti interrogativi……… Il Signore vuol penetrare in noi, vuol dirci che non siamo soli e ce lo dice dicendo: “Venite a mangiare e a bere perché – Io – dice il Signore, attraverso il mangiare e bere voglio entrare dentro di voi”.

Questa mattina, uscendo da chiesa, adoriamo  il mistero amativo di Dio che è dentro di noi in modo che, tornando a casa, possiamo essere diffusori di questo meraviglioso mistero nel quale godiamo, oggi, la gioia di essere uomini.

Questo il senso che Gesù potrebbe regalarci questa mattina attraverso quella coppia “mangiare e bere” in modo che ogni volta che ci sentiamo poveri, zoppicanti, stanchi, andiamo dal Signore, lasciamoci raggiungere da quel pane quel vino e la nostra esistenza sarà tutta trasfigurata.

Questa sia la speranza che vogliamo questa mattina portare a casa.

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