Omelie di Mons. Antonio Donghi

7 luglio 2014

SANTI PIETRO E PAOLO APOSTOLI – ANNO A – 29 Giugno 2014

Filed under: f. Giugno 2014, Omelie anno 2014 — papolino25 @ 21:19

Letture: At 12,1-112Tm 4,6-8.17-18Mt 16,13-19

OMELIA

sanpietroepaoloL’esperienza di Cristo, centro della vita di ogni discepolo, si costruisce attraverso la vitalità della Chiesa. La gioia di appartenere al Signore, l’essere il luogo della creatività delle tre Persone divine, il gusto del mistero eucaristico sono realtà che si elaborano continuamente nella vita attraverso il mistero della Chiesa:è il senso della festa odierna degli apostoli Pietro e Paolo.

Nella loro figura siamo stimolati a comprendere che cosa significhi essere Chiesa. Alla luce della parola ascoltata emergono tre caratteristiche che dobbiamo imprimere in noi per riuscire ad intendere cosa sia la Chiesa.

La Chiesa è comunione nella professione di fede, la Chiesa è il luogo della continua e esperienza della libertà, la Chiesa è il gusto della gratuità di Dio che è la preghiera.

Tre elementi che cogliamo dalla Parola di questa mattina che ci permettono di entrare nell’esperienza di cosa significhi Chiesa: innanzitutto la comunità cristiana è una comunità credente.

Quello che l’evangelista Matteo pone sulle labbra di Pietro “Tu sei il Cristo, il figlio del Dio vivente” è il cuore di ogni battezzato. La bellezza d’essere dei credenti è dire insieme, con un cuore unico, questa professione di fede.

La bellezza della Chiesa è essere una comunione sotto la signoria di Cristo. Che cosa tiene la Chiesa sempre unita se non il gusto di questa fede, dove ognuno vive questo mistero secondo le sue caratteristiche perché, la bellezza della Chiesa, è che il principio di comunione è il condividere la stessa mentalità di Gesù.

I linguaggi strutturali sono segno, non un valore……

La bellezza della Chiesa è essere insieme a condividere in modo sempre più fecondo e maturo l’appartenere alla signoria di Cristo. Questo è estremamente importante perché – spesse volte – siamo tentati di vedere la Chiesa nei linguaggi organizzativi, strutturali o rituali; la bellezza della Chiesa è godere insieme l’unica sensibilità. In trasversale l’esperienza di Gesù morto e risorto costruisce la nostra esistenza. Se questo primo elemento ci è chiaro che la bellezza della Chiesa è vivere la libertà di Cristo. Quando nel Vangelo abbiamo ascoltato quelle espressioni che dicono che Pietro, quindi la Chiesa, è chiamata a legare e a sciogliere, quindi una opposizione di termini, vuol dire che la Chiesa è per eccellenza il luogo della libertà. Chiunque è nella signoria di Cristo, chiunque nella sua vita brama appartenergli, in quel momento gode la libertà. Gesù non ci dice quello che dobbiamo fare, Gesù ci dice il cuore con il quale dobbiamo scegliere. La bellezza dell’esperienza della Chiesa è il fiorire di questa grande liberazione; il Signore non è entrato nella storia per elencarci una serie di precetti o di precettistica, è entrato nella storia per donarci la libertà, per regalarci quell’esperienza di fede che è lo sviluppo autentico della nostra umanità. Se la Chiesa non fosse una permanente educazione alla libertà non sarebbe la Chiesa di Cristo perché, la bellezza dell’uomo, la grandezza dell’uomo, creato ad immagine e somiglianza di Dio è il gusto della vera libertà.

L’uomo quando è libero? Quando gusta essere sè stesso superando le schiavitù che l’esistenza, qualche volta, regala in sovrabbondanza. Ecco perché la festa di San Pietro e di San Paolo ci dona questa visione dove Paolo è l’uomo dello spirito, Pietro è l’uomo della struttura, ma la sintesi delle due realtà deve portarci al gusto della libertà.

Il cristiano quando vide profondamente l’esperienza di Gesù-criterio portante della sua vita-in quel momento cammina nel tempo e nello spazio senza alcuna paura.

Questa ricchezza passa attraverso il terzo passaggio.

Nel brano ascoltato del libro degli Atti abbiamo intuito come l’evangelista Luca descriva la liberazione di Pietro con uno stile veramente paradossale. Pietro è custodito a vista (come si direbbe oggi) ma improvvisamente cosa fa la Chiesa? Prega in modo incessante e la preghiera è il luogo in cui si fa l’esperienza della libertà di Dio. La comunità prega, Pietro è in prigione e non può scappare, eppure viene liberato perché la potenza della comunione, luogo di libertà, matura continuamente attraverso la condizione orante. Infatti la Chiesa è preghiera perché chi veramente ama la signoria di Dio è sempre in preghiera. La preghiera è il cuore aperto su Dio che gusta la libertà di Dio. Se entrassimo in questa visione l’esperienza ecclesiale è veramente esaltante perché si realizza quella che è la verità del cuore dell’uomo: condividere il senso della vita, Gesù Cristo, in uno sviluppo maturante la vera vocazione dell’uomo alla sua libertà, godendo nella preghiera il darsi inesauribile dell’amore di Dio.

Allora la Chiesa diventa una comunione nella quale il Signore si fa conoscere, nella quale noi conosciamo il Signore e da questo meraviglioso incontro il gusto della vera autenticità della natura umana.

Abitare nella Chiesa, abitare in un popolo convocato nel nome delle tre Persone divine è godere di quella realtà creatrice dello Spirito Santo che ci dà la libertà del cuore in modo che, in ogni frammento della nostra vita, possiamo sempre dire “Gesù è il Signore” “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”.

Cerchiamo di chiedere allo Spirito Santo di poter accedere a questa meravigliosa esperienza in modo che non dobbiamo mai pensare che la Chiesa sia qualcosa di asfissiante, soffocante, strutturante, ma la Chiesa sia il luogo in cui nello Spirito Santo cresciamo nella nostra autenticità umana: una fede che è libertà del cuore in una meravigliosa apertura alla creatività di Dio.

In quest’eucaristia stiamo vivendo questi tre aspetti di Chiesa.

Non per niente gli antichi avevano formulato la bell’espressione “l’ eucaristia fa la Chiesa”. Oggi siamo qui insieme perché condividiamo l’unica mentalità, Gesù morto e risorto, perché aspiriamo a godere di quella libertà che ci nasce da Gesù morto e risorto in un contesto di grande preghiera.

L’eucaristia è pregare perché la creatività di Dio possa espandersi in tutta la sua fecondità.

Nel momento in cui ci accosteremo i doni eucaristici godiamo di essere comunione per poter gustare la libertà di Gesù e uscire di chiesa nella convinzione che la volontà di Dio, l’oggi misterioso di Dio, è la bellezza del nostro cuore. Allora cammineremo gioiosi nonostante le difficoltà perché nella fede, nella comunione con Gesù, siamo quelle creature nuove che camminano senza alcuna paura.

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