Omelie di Mons. Antonio Donghi

3 giugno 2013

SANTISSIMA TRINITA’ – ANNO C – 26 Maggio 2013

Filed under: e. Maggio 2013, Omelia anno 2013 — papolino25 @ 19:46

Letture: Pr 8,22-31 Rm 5,1-5 Gv 16,12-15

OMELIA

imagesGesù in queste domeniche ci ha continuamente introdotti nella docilità allo Spirito Santo e nell’intenso desiderio di vedere il volto del Padre e, questa vivacità, l’abbiamo riascoltata nel testo del Vangelo di oggi. Tutta la nostra vita è immersa nel Signore che, nello Spirito Santo, ci dà la gioia di rivolgerci a Dio chiamandolo Padre.

La festa di oggi perciò vuole aiutarci a ritrovare un momento sintetico, ritrovare il mistero fecondo della Santissima Trinità: il mistero fecondo della presenza del Padre del Figlio e dello Spirito Santo nella nostra vita.

Infatti dobbiamo sempre tenere presente che, ogni cosa che Dio dice di sè stesso, lo dice per costruire la nostra umanità.  Dio desidera costruirci a sua immagine e somiglianza.

Non c’è nessuna verità di fede che non abbia come riferimento immediato la costruzione della bellezza della nostra umanità.

Lo stesso mistero trinitario che, tante volte, diventa per noi una difficoltà da comprendere, risulta tuttavia la fonte della bellezza della nostra vita umana.

Questo ce lo ha detto molto bene l’apostolo Paolo quando ha tracciato lo stretto rapporto tra la fede e il Cristo, tra la speranza e lo Spirito Santo, tra l’amore e l’operatività del Padre. Infatti, se guardiamo la nostra umanità, e la guardiamo con spirito puro, ci accorgiamo che la nostra esistenza si costruisce nella dinamica umana su tre parametri molto chiari.

Innanzitutto l’uomo come uomo costruisce ogni suo istante fondandosi sulla fiducia.

Proviamo pensare a un uomo che non costruisca la sua vita nella fiducia, è veramente impensabile.

La bellezza della vita è affidarci a qualcuno, fidarci di qualcuno, prendere coscienza di qualcuno che è compagno di viaggio. Provate a pensare ad un uomo che non viva di fiducia: non ha la capacità di vivere. Di riflesso,quando l’uomo ha questa fiducia, incomincia a sognare, a spaziare sull’infinito, a desiderare qualcosa di grande. Egli comincia a sperare un’esistenza diversa perché la speranza è la luce nel buio della storia; un uomo che perdesse nella sua esistenza la capacità di sognare, la capacità di gustare il bello, la capacità di vedere la vita in armonia.. è un uomo che non sceglierebbe mai!

La bellezza della vita è sognare!

E il sogno è la capacità di leggere la storia con fiducia, nonostante tutti i suoi avvenimenti.

Di conseguenza , quando l’uomo sogna è un uomo che impara ad amare.

Togliete all’uomo la capacità di amare: diventa un robot. La bellezza della vita è una fiducia che diventa sogno in un dilatarsi d’amore.

Questo è l’uomo!

L’uomo che è ognuno di noi avverte queste dimensioni della vita. In esse sono presenti i sentimenti che ognuno di noi sperimenta, quando vuol ritrovare il gusto della sua umanità! Ora, la fede, la speranza e la carità sono lo sviluppo di questa ricchezza.

Il passaggio all’esperienza cristiana è ben chiaro.

Nel momento in cui siamo stati battezzati – nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo –  la nostra fiducia umana, il nostro sognare storico, il nostro essere creativi nell’amore sono tre aspetti che sono stati assunti dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo.

Per cui la fiducia diventa fede: Gesù in noi , è Gesù che in noi si fida del Padre e, in Gesù, noi ritroviamo il gusto della fede perché Gesù – in noi – ci dà il gusto di fidarci del Padre.

La fede è la vivacità di Gesù nella nostra vita.

Di riflesso, lo Spirito Santo è la speranza.. e la speranza è la capacità di vedere possibile l’impossibile!

Non è nello Spirito Santo che il Verbo si è fatto carne? Non è nello Spirito Santo che è avvenuta la resurrezione?

La virtù della speranza è lo Spirito Santo creativo in noi, è prendere coscienza di questa potenzialità divina che in noi “fa nuove tutte le cose”.

La virtù teologale della speranza è lo sviluppo della creatività dello Spirito Santo.

La conseguenza di tale esperienza è ben evidente : l’uomo è amore, perciò. è la vita attiva del Padre.. è la vita del Padre che viene riversata  – ha detto l’apostolo Paolo – nei nostri cuori perché è la “gustazione” di quella vita divina che palpita dentro di noi.

Da questi brevi sottolineature, che l’apostolo Paolo ci ha regalato nella lettera ai Romani, noi scopriamo che la nostra vita umana è meravigliosa perché è la storia vivente della Santissima Trinità.

L’uomo non è chiamato a capire la Santissima Trinità… come pure  la bellezza della vita non è capire!

La bellezza della vita è lasciarla vivere, è affidarsi al gusto di vivere immersi in un infinito che ci affascina sempre più.

Allora noi scopriamo che il mistero trinitario è la pienezza delle aspirazioni della nostra natura umana. Vivere di Trinità è cantare la gioia della vita!

Usando l’immagine che abbiamo ascoltato dal testo sapienziale: vivere è lasciar giocare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo in ogni istante..e quando noi avvertiamo questa Trinità che sta giocando in noi, il buio diventa luce, la paura diventa coraggio, il dramma della solitudine diventa una grande esperienza di comunione……

Amare la Trinità è ritrovare la bellezza della nostra vita e percepirne quelle dinamiche che ci permettono giorno per giorno d’entrare in quella atmosfera divina che è la speranza della vita quotidiana.

Ora tutto questo noi lo stiamo vivendo……

Se guardiamo il primo gesto che abbiamo posto all’inizio della messa, cogliamo chiaramente tutto questo: abbiamo incominciato il nostro ritrovarci nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

E il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo ci hanno salutati, all’inizio della messa, perché la bellezza della messa è gustare la vita delle tre Persone divine.

E usciremo nella storia con la fecondità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo … è il senso della benedizione finale, ma tutto questo è ancora più bello nel momento in cui ci accosteremo alla comunione.

In quel momento Dio Padre ci regalerà il suo Figlio: il corpo e il sangue di Gesù………

Andare alla comunione è vedere il Padre che, attraverso le mani di un prete, ci regala il suo Figlio Gesù.

E perché il suo figlio Gesù sia la vita della nostra vita ci dà i fiumi dello Spirito Santo per lasciarci inebriare dell’amore del Padre: è il calore proprio del segno del vino!

E quindi, la bellezza di essere il calore dello Spirito Santo è l’energia che ci permette di vivere!

Viviamo la Trinità in questo modo e quando siamo nella solitudine, siamo nella tristezza, abbiamo le paure della vita, guardiamoci dentro…. e ascoltiamo i Tre che stanno giocando, cantando e parlando tra di loro, mentre ne gustiamo l’intimità.

Allora intuiremo che la nostra vita è abitata dal Padre, dal Figlio e dallo Spirito Santo Quando vorremo costruire in verità la nostra esistenza, ricordiamoci sempre che stiamo “passeggiando nella storia quotidiana” con le tre Persone divine, saremo magari anche soli esternamente, ma contemplando i Tre in modo meraviglioso, la nostra vita sarà continua esuberanza.

Questo è il mistero che vogliamo vivere e condividere in questa celebrazione per essere, in ogni frammento della vita, il sorriso del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo che dà gioia, speranza e gaudio a chiunque lo Spirito Santo ci faccia incontrare nel cammino della vita quotidiana.

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