Omelie di Mons. Antonio Donghi

4 novembre 2010

XXXI DOMENICA T.O. – Anno C, 31 Ottobre 2010

Filed under: l. Ottobre 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 20:15

Letture:    Sap 11,22-12,2            2 Ts 1-22 Lc 19,1-10

OMELIA

L’uomo desidera intensamente vivere il dono della salvezza perché tale è il progetto di Dio nei suoi confronti, come ci ha detto molto bene il testo sapienziale. Infatti l’uomo in tutte le sue aspirazioni ha sempre come elemento portante la gioia di ritrovare e d’essere se stesso, perché la salvezza è niente altro che la ricostruzione dell’uomo, perché questo sia secondo il progetto di Dio.

Davanti a questa prospettiva il ricordo di Zaccheo ci aiuta ad avvertire qual è il cammino che l’uomo è chiamato a percorrere perché tale armonia possa veramente penetrare nel suo spirito.

Una cosa è desiderare questa salvezza e questa armonia, una cosa è conoscere esattamente “come” possiamo giungere a tale ricostruzione della nostra persona e della nostra storia.

Nel racconto intuiamo come il capolavoro della salvezza dell’uomo nasce dall’opera di Dio.

Il grande protagonista del Vangelo è Gesù: è Gesù che attraverso la sua persona genera in Zaccheo il desiderio della ricerca, è Gesù che ha l’iniziativa di entrare in casa di Zaccheo e di stabilire una relazione con lui, è Gesù che fa la grande affermazione: “Oggi la salvezza è in questa casa!”

Questa esperienza della salvezza nasce dall’opera di Gesù stesso. Guardando gli atteggiamenti propri di Zaccheo ci accorgiamo come il suo andare a voler vedere il Maestro, il suo salire su quell’albero non sono nient’altro che gesti che nascono dalla consapevolezza che il Maestro sta arrivando.

La salvezza è qualcosa che nasce dal fascino di Dio per cui, Zaccheo, è l’uomo che avverte il desiderio di comunione con sè stesso e con gli altri e quindi, davanti a questo annuncio che è la persona di Gesù, si pone in stato di ricerca.

Questa ricerca, se vogliamo cogliere il linguaggio del racconto, postula due condizioni: l’essere consapevolmente dei “piccoli” – bassa statura – e quindi salire sull’albero, che è superare i condizionamenti storici.

Innanzitutto è un ricercatore di “piccola statura”.

Nella ricerca del volto di Dio dobbiamo sempre avere il coraggio della nostra piccolezza perché la ricerca nasce dalla consapevolezza che l’uomo in sé stesso avverte sì delle esigenze, ma queste non possono essere soddisfatte dalla sua persona….

La ricerca è l’umiltà dell’uomo che desidera, ma non riesce a soddisfarsi. Questo uomo che nell’annuncio di Gesù Cristo ritrova il gusto della ricerca, ama essere piccolo perché nella sua piccolezza si lascia prendere dal desiderio di vedere il Signore ed allora va sull’albero..(al di là dell’immagine).. esce da sé stesso, si pone a un piano superiore, dimentica sé stesso perché il Maestro – quello che sarà il compimento dei suoi desideri – possa veramente da lui essere goduto.

Per entrare nell’esperienza della salvezza dobbiamo avere coscienza del nostro limite: dimenticare noi stessi perché affascinati da un altro… per desiderare di vederlo,…. d’entrare in comunione con lui.

L’esperienza della salvezza nasce dalla consapevolezza d’essere piccoli per entrare nella libertà creatrice di Dio che ci porta fuori da noi stessi.

Ecco il primo atteggiamento del Maestro nella nostra vita: farci dimenticare noi stessi per essere persone assetate di una comunione.

Quando il Figlio ha creato questo atteggiamento nell’uomo prende di nuovo l’iniziativa: “Oggi voglio rimanere in casa tua”. “Oggi voglio entrare nella tua reciprocità”.

La casa è il luogo massimo del rapporto fra il discepolo e il Maestro…

La salvezza è una comunione che nasce da Dio perché Dio attraverso questa comunione può comunicare la gioia della vita nuova.

Gesù non solo ci attira affascinandoci, ma vuole entrare in profonda relazione con noi, vuole entrare in intimità con noi, vuol entrare nella casa che è la nostra persona.

Il Signore entra in modo così profondo nella personalità di Zaccheo che Zaccheo non può non prorompere dicendo: “Dò la metà ai poveri e se ho defraudato qualcuno restituisco quattro volte tanto.”

Questo atteggiamento di Zaccheo è niente altro che la conseguenza del Signore che, essendo entrato in lui, lo ha così riempito della sua persona, per cui egli si sente totalmente libero davanti a quello che possiede…

Dimentico di sé nella ricerca, Zaccheo, si lascia invadere dal Maestro e attraverso il linguaggio di tipo economico dice la sua gioia. Il dare non è semplicemente un restituire, il dare non è niente altro che la gioia di una presenza che genera necessariamente nell’uomo una profonda comunione con i fratelli. L’espressione di questa esperienza di comunione è dare il denaro.

Il Maestro, a chi lo ricerca, dà la sua libertà, lo libera dalle contingenze storiche e gli dà l’ebbrezza della comunione da costruire con i fratelli. Qui intuiamo la conclusione: che cos’è la salvezza?

Ricercare, accogliere, regalare.

In questi tre verbi c’è tutta la ricchezza della salvezza.

…Cercare colui che è appassionato per l’uomo, come è Dio,… accogliere, in una reciprocità di comunione per cui ci si lascia invadere dalla sua persona cercando di regalare,.. il condividere la gioia di essere posseduti e conquistati dal Maestro.

La conclusione l’ha detta Gesù: “Oggi, nella mia persona che è qui, la salvezza è entrata in questa casa”.

La bellezza del Signore che dimora in noi è il gusto dell’armonia. Quando il nostro cuore è abitato dalla persona che realizza la nostra storia, siamo perfettamente liberi in una gioia relazionale che è condivisione dell’esperienza della novità di Dio.

Se, pur nelle nostre piccolezze, riusciremo ad entrare in questa sintonia con Gesù risentiremo un’altra parola molto simile che è un po’ la conseguenza della parola di Gesù di questa mattina.

Gesù a Zaccheo dice: “Oggi la salvezza è in questa casa” e chi vive ogni oggi nella storia, sentirà quell’altra parola: “Oggi sarai con me in paradiso!”.

L’uomo che nella sua storia quotidiana vive quel triplice passaggio, vive oggi un’esperienza che diventerà eternità beata molto presto.

 

Questa mattina venendo all’Eucaristia noi stiamo vivendo i tre verbi di Zaccheo, siamo venuti qui per cercare il volto di Gesù, non siamo venuti qui per curiosità, ma per cercare un volto…colui che può darci la salvezza e  il Signore, ci ha detto: “Oggi voglio entrare nella tua persona ed essere in comunione con te”.

 

Ecco il mio Corpo e il mio Sangue.

 

Nell’esultanza di questa esperienza, uscendo di chiesa, regaleremo la gioia dell’armonia che il Signore ci ha offerto e sentiremo nel nostro intimo la frase di Gesù che ci accompagnerà tutta la settimana: “Oggi la salvezza è nella tua persona, nella casa che è il tuo mistero”.

 

Allora con fiducia la nostra vita si aprirà con quell’oggi nel quale il Signore ci accompagnerà nell’ultimo giorno e sarà bello in quell’ultimo giorno sentire: “Oggi sarai con me,  in paradiso”.

 

Il desiderio di salvezza che è così profondo nell’uomo potrà avere il suo compimento: chi accoglie oggi il Maestro Signore, domani glorioso sarà per sempre con il  Signore nella gioia che non ha confini.

 

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