Omelie di Mons. Antonio Donghi

20 ottobre 2010

XXIX DOMENICA T.O. – Anno C, 17 Ottobre 2010

Filed under: l. Ottobre 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 21:38

Letture:  Es 17,8-13 2 Tm 3,14-4,2  Lc 18,1-8

OMELIA

La celebrazione di domenica scorsa ci ha introdotti nella contemplazione della Gerusalemme del cielo.

Il celebrare la dedicazione di questa chiesa ci ha collocati nell’intenso desiderio di quella pienezza di gloria nella quale ogni uomo realizza pienamente se stesso.

Gesù, questa mattina, ci vuol aiutare ad approfondire questo desiderio di eternità che deve intimamente qualificare il nostro Spirito e, questo, attraverso le due sottolineature che la Parola di questa mattina effettivamente ci offre: un intenso desiderio di attesa della venuta del Signore attraverso la feconda esperienza della preghiera diuturna.

Il primo elemento che emerge chiaramente dal finale del Vangelo ci dice che la nostra vita è tutta “attesa della venuta del Signore”. Infatti l’ultima riga del Vangelo potremmo ritradurla così: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà uomini che lo stanno attendendo?”

La bellezza dell’esistenza è quella di proiettarsi in avanti in un intenso desiderio di visione del Signore. In certo qual modo, nella figura di quella  vedova, troviamo ogni anima credente; nella figura di quella vedova troviamo la comunità – che è la Chiesa – e che non può vivere senza il suo Signore. L’insistenza di quella donna è l’espressione di un credente che senza la relazione viva con il Maestro non riesce a vivere. E’ il senso di fondo della nostra esistenza. La nostra vita è tutta orientata verso questo incontro, ma questo incontro è gestito dal Signore.

Infatti, cosa vuol dire Gesù, attraverso l’immagine della parabola che ci presenta  quel giudice che non ascolta la vedova?

L’immagine ci dà un contenuto molto bello. E’ quella che noi, tante volte, definiamo “la sordità di Dio”.

Il nostro cuore desidera vedere il Signore perché nel profondo della nostra esistenza noi siamo innamorati di Lui e, l’innamoramento desidera comunione,… dialogo,…. gustazione reciproca….

L’uomo quando è in questo itinerario ha sempre dentro di sé qualcosa di non perfetto.

Spesso la nostra esistenza è una somma di desideri che non danno purezza al desiderio del Volto di Dio e, allora, il Signore – come quel giudice iniquo – non ci ascolta, ma non ci ascolta per farsi più desiderare!

In certo qual modo, nell’anima innamorata di Dio, il fatto che Dio non ascolti è perché cresca la qualità dell’amore: è un ascolto purificante.

Ecco allora Gesù che ci insegna che la nostra vita deve talmente desiderare il Signore che se, anche nel cammino quotidiano abbiamo la sensazione che Egli non ci ascolti, è perché cresca la purezza.

Non dobbiamo cercare quello che vogliamo noi, dobbiamo cercare “Lui” e per poter cercare Lui dobbiamo entrare in quella purificazione che si riassume in una forma di sordità ed allora ritroviamo la verità della nostra vita di fede. Il Signore purifica continuamente la nostra attesa perché quando Egli verrà potremo saltargli al collo!

Purificati dai nostri desideri storici saremo così impregnati di desiderio di eternità che quando tra poco lo vedremo faccia a faccia esulteremo in un abbraccio che non avrà mai fine.

Ecco perché un primo elemento che Gesù questa mattina ci vuol regalare è che dobbiamo essere sempre in attesa, per cui, come ricordavamo in passato, quando tra poco moriremo, con San Giovanni della Croce diremo al Signore: “Quanto tempo ti sei fatto aspettare, finalmente ti posso vedere!” In quel momento avremo la realizzazione del nostro desiderio.

Non lo ha detto Gesù nel Vangelo che farà giustizia ai suoi eletti e li introdurrà nella comunione gloriosa del paradiso?

Ma per realizzare questa finalità, perché questo desiderio possa dilatarsi in modo veramente inesauribile, Gesù, attraverso l’evangelista Luca ci ha detto che dobbiamo pregare sempre senza stancarci mai.

Qui troviamo il metodo perché il nostro desiderio di Dio sia veramente inesauribile.

Infatti se riuscissimo a penetrare cosa vuol dire quel “pregare continuamente” ci accorgeremmo di una grande novità alla quale, tante volte, non prestiamo attenzione: chi è che prega in noi?

E ci accorgeremmo, nel profondo della vita, che pregare è lasciar operare Dio.

Quel pregare continuamente è la docilità della creatura che desidera…

Il pregare non è dire tante cose, non è dire tante formule, il pregare è Dio in noi che ci attira.

Usando una bella espressione di un teologo ortodosso: “Quando noi seriamente preghiamo, Dio prega Dio”.

Noi diciamo a Dio quello che Dio, dentro di noi, sta operando. Il che non è difficile da capire……

Quando uno è profondamente innamorato e ha dimenticato se stesso, il cuore dei suoi desideri è la persona amata per cui, noi, chiediamo al Signore, quello che il Signore ci fa desiderare. Il Maestro divino è sordo ai nostri desideri perché lo lasciamo veramente agire dentro di noi, per cui, quando fra poco incontreremo il Signore in paradiso, canteremo la gratitudine orante dell’averlo lasciato agire nel profondo della nostra esistenza.

Ecco perché Gesù ci ha detto di pregare continuamente..perché non dobbiamo dimenticarci di attenderlo!

Come sarebbe bello se la sera, addormentandoci, avessimo – almeno a livello di inconscio – questo desiderio! Domani mattina svegliarci contemplando eternamente il Signore!

A livello interiore intuiremo questa azione liberante di Dio per cui, Gesù, nel finale del Vangelo ci dice che non dobbiamo diminuire la nostra tensione verso la sua gloria, non dobbiamo addormentarci, dobbiamo tenere viva la percezione dell’incontro per cui, in qualunque momento il Signore verrà, avremo il gaudio dell’incontro glorioso.

In questa visione intuiamo che il pregare è lasciare agire Dio che si fa desiderare in modo che in quell’incontro glorioso la nostra vita sarà pienamente realizzata.

 

E’ quello che stiamo celebrando in questa Eucaristia.

Perché questa mattina siamo qui se non perché non possiamo più vivere senza il Signore?

 

Ogni Eucaristia è l’incontro amoroso tra la nostra anima, la nostra Chiesa che non può vivere senza il suo Maestro e il Maestro che ci viene incontro ….. la sua presenza..il suo Corpo e il suo Sangue…

 

In questo incontro cresce in noi quello stimolo alla gloria futura in cui canteremo eternamente la gioia della nostra vita.

In un mondo che noi sta più desiderando la gioia dell’eternità noi siamo chiamati, oggi, a rinnovare questo intenso desiderio di pienezza di gloria perché solo così la nostra vita avrà un senso.

 

E’ bello vivere, è bello desiderare, è bello ogni domenica celebrare l’Eucaristia perché il Signore ci possa attirare sempre più a sé fino al momento in cui l’attrazione diventerà contemplazione estatica e mistica nella realtà del paradiso.

 

Allora là, ogni desiderio sarà appagato, l’amore sarà realizzato, la nostra vita eternamente luminosa.

Tale sia il mistero che vogliamo vivere e condividere in questa Eucaristia.

 

 

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