Omelie di Mons. Antonio Donghi

14 ottobre 2010

ANNIVERSARIO DEDICAZIONE CHIESA PARROCCHIALE 10 OTTOBRE 2010

Filed under: l. Ottobre 2010, Omelie Anno 2010 — papolino25 @ 21:58

Letture: Ez 43,1-2.4-7 Pt 2,4-9 Gv 4,19-24

OMELIA

Gesù nel cammino della storia ci educa ogni giorno ad assumere un aspetto della sua personalità perché possiamo crescere nell’autenticità della nostra vita.

Gesù è il Maestro che giorno per giorno ci educa a diventare il suo volto, ma questa esperienza alla quale Gesù ogni giorno ci chiama, è un’esperienza che supera ogni forma individualistica per elaborare un itinerario di comunione.

Si diventa discepoli del Signore – insieme – dove l’uomo stimola l’altro per uno sviluppo vicendevole e fraterno, in modo che il Signore divenga veramente il Signore della nostra esistenza. Ecco perché oggi ci ritroviamo qui per ricordare il giorno in cui, questo luogo nel quale ci ritroviamo, fu dedicato a diventare “comunione nella adorazione”.

Sono le due sottolineature sulle quali vorremmo questa mattina soffermarci in modo che possiamo percepire il senso di questo luogo nell’ottica di elaborare la nostra vita come discepoli del Signore.

Innanzitutto il luogo come esperienza di comunione: dobbiamo sempre ricordare a noi stessi che prima c’era la “comunità”…  dopo, “il tempio”,  perché l’esperienza dell’essere Chiesa è sostanzialmente un’esperienza di comunione nella Santissima Trinità.

Il tempio/edificio ha valore in quanto è a servizio di questa esperienza di fraternità. Infatti, quando siamo stati battezzati – nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo – siamo entrati nella familiarità di Dio che è Padre, Figlio e Spirito Santo.

Quindi il battesimo, non riguarda la persona, ma riguarda la comunità perché ogni battesimo è un regalo della Trinità alla comunità, perché il criterio della nostra vita è :comunione e fraternità.

Nel testo evangelico ascoltato, quell’adorare in Spirito e verità, indica sostanzialmente comunione in Spirito perché lo Spirito Santo è comunione, perché procede dal Padre e dal Figlio e l’uomo, nello Spirito, è comunione.

La verità non è niente altro che la rivelazione del meraviglioso rapporto che esiste tra Padre e Figlio.

Il Signore ci chiama semplicemente ad essere comunione in una attrazione continua nel suo mistero.

Una delle verità che tante volte trascuriamo è che la volontà di Cristo è stata quella di elaborare un’esperienza di fraternità, perché il Vangelo si diffonde attraverso questa esperienza di comunione. L’uomo si realizza in quanto comunione.

L’uomo da solo non può esistere…. l’uomo individualista, l’uomo solista, l’uomo concentrato su sé stesso si autodistrugge.

Il Signore è venuto per educarci a questa esperienza di comunione per cui i nostri padri nella fede, ad un certo punto della loro storia, per sentirsi comunione hanno realizzato una chiesa di mura il cui valore non sono i quadri…, ma è l’architettura, il valore è la fraternità che vive la storia di Dio.

Il mistero della Chiesa è la gioia di trovarci in un’esperienza di invisibile dove lui, il  Risorto, è il Signore!

Ogni volta che camminando per le strade vediamo qualche chiesa dovremmo sempre avere questa sollecitazione: se voglio essere credente devo essere comunione nella Chiesa, perché tale è il senso della vita dell’uomo, tale è il senso della vita del cristiano, tale è il senso del progetto del Padre: riunire i figli dispersi nell’umanità.

Ma qual è l’anima di questa comunione? Gesù, nel brano ascoltato, ha ripetuto continuamente la parola: “adorare” quindi, la comunione che noi siamo chiamati a vivere e a rivivere passa attraverso l’adorazione. Cosa vuol dire adorare?

A me piace ritradurre questa espressione “adorare” attraverso tre passaggi: aver sete del Mistero, appagare la nostra esistenza nel Mistero attraverso l’intimità con le tre Persone divine.

Innanzitutto il primo scopo del ritrovarci in chiesa è la sete.

Quando entriamo in chiesa, tradizionalmente intingiamo la mano nell’acqua santiera e, in quel momento, riviviamo il nostro battesimo, dove il battesimo è essenzialmente la sete del volto di Dio. Noi veniamo qui, in chiesa, perché abbiamo sete di vedere il Signore.

Ricordiamoci sempre: “Il tuo volto Signore io cerco, non nascondermi il tuo volto” , “L’anima mia è assetata del volto di Dio” per cui quando entriamo in questo luogo la comunione si costruisce condividendo la sete del volto di Dio.

Non veniamo in chiesa a fare tante cose…. ma perché siamo assetati.

Ecco perché Gesù dà la rivelazione a quella donna di Samaria su uno sfondo di acqua…. perché la bellezza della fede è che, insieme, abbiamo sete del senso della vita.

Se cogliessimo questo primo elemento della sete il contenuto sarà il Signore!

Solo il Signore che è qui presente appaga la nostra sete.

Entriamo in chiesa con la sete e Gesù ci disseta.

E’ la bellezza della nostra esistenza…..Quando noi vediamo una chiesa ci viene la voglia della sete: vedere il volto di Dio…… e quando ci ritroviamo abbiamo il gusto, il Signore ci disseta!

Adorare è lasciarci dissetare entrando nel profondo della storia di Gesù; noi siamo assetati della storia di Gesù e una Chiesa deve narrare la storia di Gesù facendoci fare l’esperienza della storia di Gesù.

Ecco perché Gesù ha detto “E’ venuto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in Spirito e verità”.

Il Signore è  qui , qui presente, che disseta la sete di salvezza, la sete della vera novità… perché il termine dell’adorazione è l’intimità.

Ricordiamo sempre che la Parola “adorazione” in latino vuol dire bocca a bocca.

 

L’intimità del bacio.

 

La bellezza della nostra comunione fraterna vive di questa sete del Signore entrando nella sua intimità.

 

Allora scopriamo che la Chiesa diventa per noi un ricordarci continuamente questo mistero.

Quando passiamo da una chiesa scopriamo la nostra vocazione ad essere comunione e nasce in noi la sete: entro per vedere il tuo Volto e per entrare nella tua intimità.

 

Adorare è mangiare Dio con gli occhi del cuore e così intuiamo la bellezza della nostra vita.

Ecco perché questa mattina siamo qui, in chiesa, in questo luogo, perché in certo qual modo volevamo partire dalla nostra dispersione – che non è fede –  per entrare nella fede.

La bellezza della comunione fraterna per condividere insieme, entrando in chiesa, la voglia di vedere il Signore, la sete del desiderio….

Come la persona innamorata che è assetata dell’innamorato, questa sete è diventata: ascolto della Parola; questa sete viene dissetata, il Corpo e il Sangue del Signore.

Nel momento in cui ci accosteremo alla comunione saremo Chiesa, comunione dissetata e nutrita dal Sangue e dal Corpo di Gesù glorioso.

 

Cerchiamo di vivere questa circostanza della dedicazione della chiesa per scoprire la bellezza di essere gli uni per gli altri uno stimolo continuo per una comunione che oggi è sacramentale in questa chiesa, ma tra poco, sarà abbattuta questa chiesa…. per costruirne un’altra, quella della Gerusalemme del cielo, perché tutto ciò che è “muro” è provvisorio…. (basta un terremoto e si risolve tutto)…., ma noi entriamo nella vera chiesa, quella della Gerusalemme del cielo nella quale saremo eternamente dissetati, seguendo l’Agnello ovunque egli vada.

 

Tale sia il mistero che vogliamo vivere e condividere in questa celebrazione per non sentirci più soli ma ritrovarci insieme con un’unica finalità: vedere il Signore nella fede, vedere il Signore nel sacramento per vederlo presto faccia a faccia.

 

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